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Settimana politica 2011 – 5

La scomoda eredità della Lorenzetti

I provvedimenti adottati dalla Giunta regionale hanno riguardato gli assetti istituzionali in Umbria e sono orientati a semplificare risparmiando. L’ultima delibera riduce da sette a tre i direttori regionali dell’ente fino a tutto il 2012. I nuovi nominati sono: Lucio Caporizzi, che presiede alla programmazione, innovazione e competitività, Giampiero Antonelli (federalismo, finanza, personale), Emilio Duca, che si occuperà di sanità e sociale. Cinque coordinatori operativi, da nominare, affiancheranno i tre direttori. La retribuzione annua di Caporizzi, Antonelli e Duca è ridotta del 10%; considerato, comunque, che gli stipendi annuali sono alti, codesta riduzione si può considerare non proprio eccezionale. Inoltre per i cittadini la comunicazione non è completa: infatti si annuncia la diminuzione dello stipendio, ma non si dice su quale ammontare viene calcolata.

Sono prorogati fino a giugno, invece, i commissari straordinari dell’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura e dell’azienda di promozione turistica. Questa della Marini è una delle decisioni non rimandabili per attuare la “regione leggera”, obiettivo primario sia delle due legislature precedenti, sia dell’attuale amministrazione. Dalla presidente uscente la Marini ha ereditato ancora una regione più “pesante” che leggera, ovvero ricca di dirigenti, direttori generali, comunità montane, aziende di trasporto pubblico, asl, società partecipate con rispettivi amministratori esterni all’amministrazione regionale. Pur con questa riduzione di direttori, in regione restano ancora da retribuire un centinaio di dirigenti con stipendi annuali lordi non inferiori ai 60.000 euro e con punte di 103 mila. Con questa scelta della Giunta Marini si razionalizza la spesa per la struttura, con altre si semplifica l’istituzione. Infatti è in fase di approvazione la creazione di un’agenzia umbra che cancelli le Comunità montane e, forse, i Consorzi di bonificazione.

IVA sui rifiuti: la Corte Costituzionale dice no, il Governo dice sì
La bolletta scaduta di recente ha recuperato l’IVA sulla tariffa igiene ambientale sospesa dalla VUS (in Italia sono il 45% gli enti che adottano la Tia). Una sentenza della Corte nel luglio 2009 ordinava il rimborso dell’IVA del 10% applicata su tale tributo; il Ministero delle Finanze lo ha invece negato, perché la Tia non ha natura tributaria, in quanto è il corrispettivo pagato per un servizio. Immediatamente la società multi-comunale di Viale IV Novembre, che fattura la Tia, si è adeguata. L’IVA prelevata al contribuente deve essere restituita allo Stato. C’è, comunque, una sentenza della Corte dei Conti piemontese, che afferma che la Tia è un’entrata tributaria, quindi senza IVA. Chi ha ragione tra Corte Costituzionale, Governo e Corte dei Conti del Piemonte non è dato sapere. Secondo l’associazione l’Altroconsumo i cittadini non dovrebbero restituire nulla allo Stato, fino a che non ci sia un’interpretazione univoca e definitiva della reale natura di questo versamento.

© Gazzetta di Foligno – GIANCARLO ANTONELLI

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