Sviluppo sostenibile e diritti umani, per un mondo diverso
L’economia alternativa del commercio equo e solidale
Da alcuni mesi nel centro storico di Foligno, in piazza della Repubblica, ha aperto, grazie alla rete tra le istituzioni e l’associazionismo, un emporio del commercio equo e solidale, la terza bottega in Umbria, dopo quelle di Perugia e Terni. Michele Stella, presidente di Monimbò Bottega del Mondo, ci racconta in quest’intervista la storia della cooperativa oltre ad un ragionamento su una visione dell’economia alternativa che mette al centro le persone, il bene comune ed i nuovi stili di vita.
Cosa significa Monimbò e per quale scopo è stata creata questa cooperativa sociale?
Il nome della cooperativa, Monimbò, si riferisce ad un villaggio indigeno del Nicaragua, che è stato teatro di un massacro della popolazione che si opponeva alla dittatura di Somoza. La cooperativa è stata fondata nel 1992 per iniziativa di un gruppo di persone, con l’obiettivo della promozione di un’economia solidale e sostenibile. Attraverso il commercio equo con le aree del mondo economicamente svantaggiate, la finanza solidale e numerose attività educative e culturali, si propone di creare e diffondere un’idea di sviluppo economico sostenibile, in grado di rafforzare la speranza di una vita dignitosa per i produttori, gli artigiani e gli abitanti di ogni Sud del Mondo.
Cos’è per te il commercio equo e solidale?
Il commercio equo è un’opportunità, concreta e praticabile, di attuare un modello economico alternativo, capace di mettere al centro la dignità di ogni persona, nella convinzione che i consumi e le scelte economiche quotidiane possono diventare strumenti concreti di cambiamento, verso un mondo più giusto per tutti.
Perché consideri importante consumare prodotti del commercio equo e solidale?
Perché penso che tutti noi, in qualità di consumatori, abbiamo un enorme potere di condizionare le politiche e le pratiche economiche. Anche il più piccolo acquisto, se fatto in maniera critica e consapevole, può contribuire a favorire rapporti economici basati sulla giustizia e combattere le pratiche di sfruttamento delle persone e di distruzione dell’ambiente.
Credo che sia importante anche parlare dei prodotti che possiamo trovare alla bottega Monimbò.
In bottega si può trovare un’ampia gamma di prodotti. Dai prodotti alimentari coloniali come caffè, tè, cioccolato, zucchero, ai prodotti locali biologici, a km zero, dell’economia sociale, provenienti da terreni confiscati alle mafie o fatti in carcere in percorsi di inclusione sociale. Ma ci sono anche molti prodotti artigianali, abbigliamento e accessori, cosmesi. Tutti con la garanzia di provenire da filiere ad alto contenuto etico e ambientale.
Il commercio equo e solidale rappresenta un impegno culturale e politico importante. Che rapporti siete riusciti ad instaurare con le istituzioni locali, il territorio, la scuola?
Abbiamo avviato molte collaborazioni sul territorio di Foligno, anche andando ad incontrare gli studenti delle scuole, in collaborazione con il progetto culturale “Cittadini del Mondo” della Diocesi. Inoltre stiamo facendo rete con molte realtà associative della città, tra cui Felcos Umbria, Fondo di enti locali per la cooperazione decentrata e lo sviluppo umano sostenibile, con sede a Foligno. Il nostro auspicio è che tali collaborazioni possano in futuro rafforzarsi ed allargarsi ad altre realtà.
I programmi futuri della cooperativa?
Ci auguriamo di riuscire a far conoscere a quanti più cittadini che esiste una possibilità di praticare scelte di consumo responsabili e che esiste un luogo, la bottega, che può essere occasione di incontro per costruire insieme una società più giusta e solidale. Inoltre speriamo che molti folignati scelgano di diventare soci della cooperativa, sottoscrivendo quote di capitale sociale. Rafforzando la base sociale sarà possibile pianificare eventi di promozione del commercio equo sempre più significativi.
© Gazzetta di Foligno – Anacleto Antonini