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La fontana inopportuna

Scimmie e tartarughe, gracule e cardellini dai piumaggi sgargianti popolavano le voliere dei Canapè. Su tutto lo zoo regnava Checco, il pappagallo dal “vaffa” facile. Oggi, a ricordarci che la libertà è anelito di soli uomini, o di uomini soli, sono rimasti gli amici a quattro zampe, con i lori padroni muniti di tecnologicissimi collari retrattili. Per la serie m’allontano fin che posso. Sono molti i folignati, perlopiù acquisiti, a festeggiare l’arrivo della primavera sotto i pini del parco. Dall’ingresso di Porta Todi, un jogger allunga il passo rasentando i vecchietti seduti sui canapè. L’allegria degli anziani racchiude sempre qualcosa di triste, anche sullo sfondo dei simmetrici sedili in laterizio, da cui deriva il nome del giardino più amato dai folignati, sedili su cui sono incisi i nomi dei notabili cittadini che nel 1776 ne finanziarono la realizzazione. All’epoca furono progettati per permettere ai perditempo di assistere comodamente seduti alle corse dei cavalli. Quando il ciclismo diventò lo sport più in voga, dalle corse si passò alle sgambate in bicicletta. Nel 1889 fu fondato il club velocipedistico che si giovò della realizzazione di una pista del diametro di 555 metri. Vi è poi la fontana di Nicola Brunelli realizzata nel 1933 per la piazza della Repubblica e trasferita al centro del parco appena due anni dopo, per un cavillo: perché ad ogni folata di vento schizzava i passanti. Venti che vanno e venti che cambiano. A distanza di tanti anni quei fasci inopportuni che le fanno da contorno non scandalizzano più.

© Gazzetta di Foligno – FRANCESCA FELICETTI

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