Ancora sull’area ex-zuccherificio
Un architetto che viene incaricato di stilare un progetto da inserire in un contesto cittadino, cerca di interpretare al meglio, dal punto di vista urbanistico, economico, sociale ed estetico, le richieste e le esigenze del committente. Nel caso che ci riguarda il committente, ovvero la COOP Umbria, ha il legittimo interesse dettato dal suo “business”, cioè un grande ipermercato, integrato con la città ed i centri limitrofi, che diventi l’unico riferimento per gli acquisti. Tutto il resto è solo rumore di fondo: torri o palazzoni, parco della Scienza, la perdurante indecenza della buca di Prato Smeraldo,… Il fatto è che i legittimi interessi della COOP Umbria non necessariamente coincidono con quelli di Foligno e dei suoi cittadini. Nella campagna elettorale ultima e, c’è da crederci, anche nella prossima, al centro di tutti i programmi c’era e ci sarà la riqualificazione e la rivitalizzazione del centro storico. Appare certo che questi obiettivi non potranno essere presi in seria considerazione, se si prevede e si opera affinché il centro storico e tutta la città col suo contorno diventino la periferia del nuovo centro commerciale della COOP Umbria. La partita è stata in gran parte persa molti anni fa, quando la COOP Umbria si aggiudicò l’area dell’ex-Zuccherificio, tuttavia la perdita non deve trasformarsi in una disfatta: l’Amministrazione Comunale ed il Sindaco in prima persona devono porre tutti paletti atti a tutelare lo sviluppo futuro della città e dei suoi abitanti, che sono in primo luogo cittadini e non consumatori. Abbiamo poi assistito alla comunicazione di numeri altisonanti, sia per quanto riguarda le quantità volumetriche, sia per quanto riguarda gli impegni economici complessivi (cento milioni di euro); come noto, un progetto che interessa la città, visto come volano per generare sviluppo, deve essere in primis supportato da un solido programma finanziario, che dia garanzie di continuità e di persistenza degli investimenti. Tale aspetto fino ad ora stato completamente ignorato né sono state date informazioni circa il reperimento delle risorse necessarie, tanto più in un momento in cui la crisi economica penalizza il mercato immobiliare in maniera particolarmente dura. Si capisce come il progetto sia stato impostato immaginando una domanda edilizia consistente collegata al continuo accrescimento della domanda, cosa che, viste le dinamiche in atto, non è più possibile nella realtà economica del nostro territorio, che si riflette, come è noto, in un mercato immobiliare particolarmente asfittico, con quotazioni che si collocano nella fascia bassa di quelle umbre. Sarebbe interessante capire come si siano potute immaginare le quotazioni immobiliari medie (euro 3000 mq) che sono state comunicate. Si è detto dell’impegno diretto dell’Università e di altri enti pubblici nella realizzazione di parti significative dell’intervento; non si è però detto se sono stati effettivamente assunti concreti impegni economici attraverso l’inserimento delle poste di previsione nei rispettivi bilanci pluriennali, peraltro senza tenere conto delle direttive di riduzione delle sedi universitarie decentrate, che hanno portato alla chiusura di varie sedi aperte negli anni scorsi in vari comuni dell’Umbria. Immaginare un’inversione di tendenza su tali aspetti sembra quantomeno improbabile. Un intervento come quello in questione, che interessa un’intera città, deve basarsi su dati economici e programmatici certi e certificabili. Continuare a dare informazioni nei termini fino ad ora utilizzati, fa scendere l’intera vicenda a livello di pura operazione demagogica, che ha l’aspetto di una mossa propagandistica di chiaro sapore pre-elettorale. La battaglia in corso appare molto dura e le forze in campo non del tutto definite. Ci sono state dichiarazioni favorevoli al progetto presentato da COOP Umbria di Ferderconsumatori e Federesercenti, il che appare abbastanza incredibile dal punto di vista logico, se non si spiega con ragioni più sotterranee, estranee all’interesse generale. Ci resta solo da sperare che il Sindaco Mismetti non voglia legare il suo nome alla definitiva desertificazione del centro storico e ad un modello di vita sociale che dovrebbe essere tenuto molto lontano da questi luoghi, che, alla fine, sono il vero nostro patrimonio.
© Gazzetta di Foligno – Gian Gabriele Papi e Luciano Stramaccia