
“Se il Vescovo è utile alla causa”
Che dagli uomini politici o dai poteri che contano si desiderasse in genere una Chiesa presente, benedicente e silente (o magari qualche volta parlante: ma per taluni solo su alcune cose e non su altre, e per gli altri solo su queste ultime e non sulle prime) l’avevamo già detto. Ora veniamo a sapere che si vorrebbe anche una Chiesa servente. Ha scritto La Nazione di venerdì 27 settembre che la Lorenzetti era pronta ad invitare anche Monsignor Giuseppe Betori, attuale arcivescovo di Firenze, al cantiere della TAV: “Se ci dovesse servire una visita. È originario di Foligno … lo dico se tante volte ci dovesse servire, non in termini di scongiuri, se è utile alla causa”. Si sa che i politici si esprimono con i loro generi letterari; o magari con parole in libertà quando non è necessario, come nel caso di telefonate che si immagina nessun altro ascolti, quel self-control che un uditorio o un pubblico confronto imporrebbero. In questo caso, le parole in libertà la dicono lunga su come alcuni poteri intendono “il servizio” dei Vescovi, o il ruolo della Chiesa per il bene del Paese. Che strano: in un momento i cui da più parti si vorrebbe meno presenza pubblica della Chiesa o addirittura un confinamento della religione nel privato, ci capita poi di leggere quanto una visita prelatizia, possibilmente benedicente, diventi all’improvviso così tanto utile. Non sta a noi dare suggerimenti ai Pastori quando i loro zucchetti rossi sono invitati a presenziare per il bene di certe cause. Ci pare opportuno, invece, un confronto su quella sorta di “religiosità civile” o di “civismo devoto” – piuttosto diffuso per ragioni storiche nella nostra regione, ivi inclusa la nostra città – che mette insieme sacro e profano non sfuggendo ad alcuni possibili rischi. Come quello di fare del primo un palcoscenico del secondo e del secondo un ossequio forzoso o interessato del primo. Più grave è il rischio di stemperare l’eccedenza della fede e di rendere la Chiesa del tutto compatibile e non presenza critica e di servizio al mondo attuale, secondo lo spirito del Vaticano II. Tra “Parigi” che “val bene una Messa” per i politici di ieri e di oggi, e una Chiesa che non disdegna omaggi esteriori o appoggi esterni, c’è da recuperare sempre la via della profezia: il cristianesimo, abitando la città, non ci si accomoda e non vi svende il proprio potenziale spirituale. Non si tratta di ritornare alle contrapposizioni o all’indifferenza o alla neutralità, quanto piuttosto di sviluppare quello stimolo reciproco e quel richiamo vicendevole a fare il meglio di ciò che compete alle due istituzioni, la Chiesa e la Città, sia nei loro ambiti specifici che nei possibili luoghi o momenti di incontro. Oggi, questi – in un tempo di difficoltà sociale, di precarietà, di latitanza educativa, di carenza di figure carismatiche che sostengano la gente nelle diverse stagioni della vita, di bisogno di esperienze che producano legami di solidarietà, e sono solo alcuni esempi – non mancano di certo. E qui i Vescovi possono essere davvero molto utili alla causa, se non li si lasciano alle soglie del cortese (o interessato) presenzialismo.
© Gazzetta di Foligno – Antonio Nizzi