
L’eclissi di Dio nel mondo di oggi
La parole di Papa Benedetto XVI ai vescovi italiani meritano la nostra attenzione. Purtroppo, è proprio Dio a restare escluso dall’orizzonte di tante persone; e quando non incontra indifferenza, chiusura o rifiuto, il discorso su Dio lo si vuole comunque relegato nell’ambito soggettivo, ridotto a un fatto intimo e privato, marginalizzato dalla coscienza pubblica. Passa da questo abbandono, da questa mancata apertura al trascendente, il cuore della crisi che ferisce l’Europa. Una crisi che è sì economica, ma prima ancora spirituale e morale. Da qui l’invito alle comunità cristiane a rivedere modi di pensare e stili di vita, a rinnovare l’annuncio della fede, a entrare in dialogo con le persone, affinché possano essere raggiunte dalla Verità. In un tempo nel quale Dio è diventato per molti il grande Sconosciuto e Gesù semplicemente un grande personaggio del passato, non ci sarà rilancio dell’azione missionaria senza il rinnovamento della qualità della nostra fede e della nostra preghiera; non saremo in grado di offrire risposte adeguate senza una nuova accoglienza del dono della Grazia; non sapremo conquistare gli uomini al Vangelo se non tornando noi stessi per primi a una profonda esperienza di Dio. L’appello è accolto anche dalla Gazzetta che si appresta al confronto sui temi dell’Anno della fede. Ci muove la convinzione che nessuno oggi, pur essendo sicuro del proprio ateismo o del proprio agnosticismo, si dichiara disposto a professare per intero e con fermezza una fede negativa. Se i dubbi nutrono e inquietano lo spirito dei credenti, altrettanto accade per gli altri, per chi non sa o forse gli basta di non sapere, per chi si ritrova indeciso, disorientato, scettico. La fede arriva dopo molti interrogativi. E gli interrogativi di chi non crede sollecitano il credente a rendere conto della propria fede in Dio. Oggi l’ateismo o l’incredulità o l’indifferenza sono diventati fenomeni di massa, che non si possono affrontare restando sulla difensiva. Piuttosto si devono portare ragioni del fatto che anche noi uomini del XXI secolo possiamo credere, in maniera del tutto ragionevole, in Dio e nel Dio cristiano. Forse, per molti aspetti, può essere addirittura più facile credere oggi rispetto ai decenni passati. Dopo crisi e incomprensioni – di carattere culturale, politico o scientifico – molto è stato chiarito e tante difficoltà che intralciavano la fede in Dio sono state superate. Lo stesso ateismo filosofico nelle sue diverse forme ora appare stanco, eppure il credente gli porta riconoscenza per avere stimolato la purificazione delle false immagini di Dio e della religione. Il mondo di oggi sembra assistere ad una sorta di eclissi di Dio, però rimane sempre un mondo aperto alla grazia e alla salvezza. L’ateo fa di Dio e dell’uomo due rivali incompatibili e vorrebbe sopprimere l’uno per far vivere l’altro; il credente, proclamando che il Verbo si è fatto carne, vuole porre fine all’opposizione mortale fra Dio e l’uomo, perché l’uomo è entrato nell’intimità di Dio, in un’alleanza nuova ed eterna. Entrambi sognano la pienezza dell’uomo. Il credente sa che questa esiste solo dal mattino di Pasqua.
© Gazzetta di Foligno – ANTONIO NIZZI